O Febo, tu sai ben che la prima arte
fe' quella ch'ogniun dice esser più sana,
perché l'amar l'un l'altro è cosa umana,
poi vie più dolce le virtù diparte.
La tua fugace Dafne mal comparte
col bel Diacinto tuo la piaga insana,
che pel suo grande error si sta lontana,
e fiori e fronde a molte gente sparte.
A chi le dia ormai più non ti curi,
c'hai sol concesso le saette e l'arco,
la cetra; né vuo' mai ch'altri tel furi.
Mi son quei parvoletti acerbi e duri,
che 'l tempo e lor mi han già di forze scarco:
mie terza fiamma è est'ampli alberghi oscuri.