Sarò sì ingrato mai, Terzolla, ch'io
Non faccia a mio poter fede alla gente
Che verrà dopo noi, del tuo lucente,
E chiaro e dolce e fresco e vago rio;
E delle verdi sponde, u' 'l grave e rio
Terrestre incarco deponea sovente,
D'amor cantando all'ombra dolcemente,
Tutto acceso d'onesto alto disìo?
Tacerò dunque il mormorio soave
Dell'aure ed onde tue? né dirò quanti
Vernan sempre augei d'intorno all'acque?
O come spesso al dì più lungo e grave
Meco il buon Lauro mio tra' fiori e canti,
Per le tue rive sovra l'erba giacque!