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1503–1565

SONETTO XXXVII.

Benedetto Varchi

Sarò sì ingrato mai, Terzolla, ch'io Non faccia a mio poter fede alla gente Che verrà dopo noi, del tuo lucente, E chiaro e dolce e fresco e vago rio;

E delle verdi sponde, u' 'l grave e rio Terrestre incarco deponea sovente, D'amor cantando all'ombra dolcemente, Tutto acceso d'onesto alto disìo?

Tacerò dunque il mormorio soave Dell'aure ed onde tue? né dirò quanti Vernan sempre augei d'intorno all'acque? O come spesso al dì più lungo e grave

Meco il buon Lauro mio tra' fiori e canti, Per le tue rive sovra l'erba giacque!

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