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1503–1565

SONETTO XXXVII.

Benedetto Varchi

Cosa al mondo non è, che più mi piaccia, E mi dilette in più soavi tempre, Caro Tirinto mio, che viver sempre, E poi morir nelle tue dolci braccia;

Solo ch'a te, novello Adon, non spiaccia, Ch'io nel mirarti mi distrugga e stempre, E 'l tuo bel guardo, come suoi, contempre L'ador che tutta, e notte e dì m'agghiaccia.

Queste proprie parole appo la villa In cui s'onora il gran divo Ercolano, E dove or tutte il ciel sue grazie stilla, Cantò, mentre d'amor trema e sfavilla,

Con dolcissime voci in atto umano La vaga e felicissima Tesilla.

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