Cosa al mondo non è, che più mi piaccia,
E mi dilette in più soavi tempre,
Caro Tirinto mio, che viver sempre,
E poi morir nelle tue dolci braccia;
Solo ch'a te, novello Adon, non spiaccia,
Ch'io nel mirarti mi distrugga e stempre,
E 'l tuo bel guardo, come suoi, contempre
L'ador che tutta, e notte e dì m'agghiaccia.
Queste proprie parole appo la villa
In cui s'onora il gran divo Ercolano,
E dove or tutte il ciel sue grazie stilla,
Cantò, mentre d'amor trema e sfavilla,
Con dolcissime voci in atto umano
La vaga e felicissima Tesilla.