Tasso, né caro più, né più pregiato
Don potea darmi tutto il secol nostro
Di quel che voi del chiaro ingegno vostro
Oggi m'avete riccamente ornato;
Ond'io superbo sempre, e voi beato
N'anderem per sì puro, altero inchiostro,
Poco invidiando altrui le perle e l'ostro,
Che turban spesso un più tranquillo stato.
Ricco sete ben voi, non chi possiede
In questo loco e quello oro e terreno,
Che breve spazio ne mantengon fede.
D'ogni cosa mortale a sciolto freno
Fanno il tempo e fortuna ingorde prede,
Sol gl'onor vostri mai non vengon meno.