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1503–1565

SONETTO XXXIII.

Benedetto Varchi

Tu, che d'ogni erba e verde fronda nudo, Scoglio ne sembri, e non monte, Rinaldi, Già fresco seggio ne' più giorni caldi Desti alla pianta, per cui tremo e sudo.

E la tua fronte a' raggi ardenti scudo Fèlle, mentre io con pensieri alti e saldi In lei gl'occhi teneva intenti e baldi, Che bella e viva nella mente chiudo:

E se lieto soffrire or caldo, or gielo, Ridendo quanto la vil gente agogna, Altrui virtute e virtù fama acquista; Esser porria, ch'un dì, mercè del cielo,

Cotanto andrebbe in su la mia sampogna, Ch'occhio ben sa la perderia di vista.

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