Tu, che d'ogni erba e verde fronda nudo,
Scoglio ne sembri, e non monte, Rinaldi,
Già fresco seggio ne' più giorni caldi
Desti alla pianta, per cui tremo e sudo.
E la tua fronte a' raggi ardenti scudo
Fèlle, mentre io con pensieri alti e saldi
In lei gl'occhi teneva intenti e baldi,
Che bella e viva nella mente chiudo:
E se lieto soffrire or caldo, or gielo,
Ridendo quanto la vil gente agogna,
Altrui virtute e virtù fama acquista;
Esser porria, ch'un dì, mercè del cielo,
Cotanto andrebbe in su la mia sampogna,
Ch'occhio ben sa la perderia di vista.