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1503–1565

SONETTO XXX.

Benedetto Varchi

Passano i nostri dì, ch'altro non sono, Ch'un chiuder d'occhi, via con maggior fretta, Che mai da corda non fuggì saetta, Ond'io, ch'era un fanciullo, or vecchio sono.

E così vecchio a lui mi sacro e dono, Sacro Alessandro mio, che tutti aspetta Con braccia aperte in su la croce, eletta Per dar salute ai buoni, a' rei perdono.

Perdon gli chieggio umilemente, e certo Son ch'io l'avrò; che le parole sue Mentir non puonno, e sì me l'hanno offerto. E poi ch'un sol volere è di noi due,

Spero, sua gran pietà, non già mio merto, Dover esser un dì con voi lassue.

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