Passano i nostri dì, ch'altro non sono,
Ch'un chiuder d'occhi, via con maggior fretta,
Che mai da corda non fuggì saetta,
Ond'io, ch'era un fanciullo, or vecchio sono.
E così vecchio a lui mi sacro e dono,
Sacro Alessandro mio, che tutti aspetta
Con braccia aperte in su la croce, eletta
Per dar salute ai buoni, a' rei perdono.
Perdon gli chieggio umilemente, e certo
Son ch'io l'avrò; che le parole sue
Mentir non puonno, e sì me l'hanno offerto.
E poi ch'un sol volere è di noi due,
Spero, sua gran pietà, non già mio merto,
Dover esser un dì con voi lassue.