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1503–1565

SONETTO XXVII.

Benedetto Varchi

Vivaldo, io non saprei così nel chiaro Suo coro Apollo me, come voi conte, Fiume più vago di Mugnon, né monte Di Fiesole trovar più dolce e caro:

Quinci è, che sì di mal talento e raro, Quanto sapete, questo poggio smonte, Dove con cor tranquillo e lieta fronte Spregiare il mondo e più me stesso imparo.

Qui dall'opra cui già molti anni intendo, E che m'ha di man tolto ogni lavoro, Men spesso parto e più tosto mi rendo; Qui l'alto giogo ove quel verde alloro

Pria vidi, miro, per cui solo attendo Pregio che vinca ogni mortal tesoro.

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