Vivaldo, io non saprei così nel chiaro
Suo coro Apollo me, come voi conte,
Fiume più vago di Mugnon, né monte
Di Fiesole trovar più dolce e caro:
Quinci è, che sì di mal talento e raro,
Quanto sapete, questo poggio smonte,
Dove con cor tranquillo e lieta fronte
Spregiare il mondo e più me stesso imparo.
Qui dall'opra cui già molti anni intendo,
E che m'ha di man tolto ogni lavoro,
Men spesso parto e più tosto mi rendo;
Qui l'alto giogo ove quel verde alloro
Pria vidi, miro, per cui solo attendo
Pregio che vinca ogni mortal tesoro.