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1503–1565

SONETTO XXV.

Benedetto Varchi

Deh! perché non mi feo natura l'ale, Poi ch'ella non mi diede occhio cerviero, Ch'io potessi volar pari al pensiero E lui veder che sol tutti altri vale?

Sordo più d'aspe e più che tigre fero, Perché nulla di me, mai non ti cale, Che per te muoio? e m'è sì dolce il male Ch'io non bramo il guarire e men lo spero.

Anzi m'anciderei, sol ch'io credessi Di poter senza te vivere un'ora, O da te lungi pure un punto stessi; Ché sì nell'alma ho i tuoi vaghi occhi impressi,

O bel Tirinto mio, ch'indi mai fora Non porria trarli quando ben volessi.

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