Sacro, superbo, erto, ermo, ombroso monte,
Che tra 'l Sieve e la Garza altero siedi,
E d'ognintorno più d'ogn'altro vedi,
Di mille abeti e pin cinto la fronte:
Vivo, vago, gentil, lucido fonte,
Ch'orma non toccò mai di mortai piedi,
Rio, che 'l bel colle mormorando fiedi,
Colle chiare acque tue gradite e conte;
Valle, che 'n mezzo di fronzuti poggi,
Di verdissimi prati e d'onde piena
Un tempo foste la mio gran Lauro albergo;
Vivano eterne queste rime, ch'oggi
Dopo tanti anni a voi tornato, vergo
In questo tronco, ch'a ben far mi mena.