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1503–1565

SONETTO XXIII.

Benedetto Varchi

Mentre il santo arboscel, che 'l cielo onora, E da cui tal dolcezza e grazia piove, Asinar mio, con sue bellezze nuove Dolce faceva in te, lieto dimora.

Più volentier, né più sovente allora Non mirava alcun monte Apollo e Giove; Ma or che i rami suoi fanno ombra altrove Altrove guarda Apollo e Giove ancora.

E l'erbe, e i prati, e i campi, e i boschi, e l'acque Non son più, come già, per questi colli, Fresche, fioriti, lieti, ombrosi e chiare. Ond'io col viso chino e gl'occhi molli

A pianger teco sempre e sospirare Men torno al loco, ove mia vita nacque.

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