Mentre il santo arboscel, che 'l cielo onora,
E da cui tal dolcezza e grazia piove,
Asinar mio, con sue bellezze nuove
Dolce faceva in te, lieto dimora.
Più volentier, né più sovente allora
Non mirava alcun monte Apollo e Giove;
Ma or che i rami suoi fanno ombra altrove
Altrove guarda Apollo e Giove ancora.
E l'erbe, e i prati, e i campi, e i boschi, e l'acque
Non son più, come già, per questi colli,
Fresche, fioriti, lieti, ombrosi e chiare.
Ond'io col viso chino e gl'occhi molli
A pianger teco sempre e sospirare
Men torno al loco, ove mia vita nacque.