Ben puoi tu, alto e superbo Asinaro,
La fronte inghirlandar d'abeti e pini,
Poi che 'l mio Sol coi suoi più, che divini
Occhi fa intorno a te l'aere sì chiaro:
Quanto or sei più d'ogni altro altero e raro
Mercè de' rari, alteri tuoi vicini?
Qual fia sì duro cor, che non t'inchini,
Quando saprà cui tu fosti sì caro?
Non temer, che già mai vento, né pioggia
T'offenda, o noccia il gran folgor di Giove,
Mentre hai presso di te sì verde lauro;
Lauro, in cui con disusata foggia
Virtù crescono ognor tante, e sì nuove,
Ch'eterno può sperarsi il secol d'auro.