Lelio, quell'arbor santo, che dal cielo
Scese, e per darne il ciel tra noi soggiorna,
Il cui verde, fiorito e dritto stelo,
Ogni sventura mia sempre distorna:
Dopo tre lustri a far lieta ed adorna
La riva d'Arno, di sacrato velo
La fronte cinto e me con altro pelo
Vedere omai, al suo bel nido torna.
Già s'avvicina il giorno, e forse l'ora,
Che tutti ristorar deve i miei danni,
Già sentir parmi della sua dolce ora;
E se, come partì, tornasse ancora
Seco il mio caro e cortese Alamanni,
Felice appieno, anzi beato fora.