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1503–1565

SONETTO XLVIII.

Benedetto Varchi

L'aer non è per questi colli chiaro, Né l'acque suonan più sì dolcemente; Tacesi ogni augel tristo e dolente, Il ciel n'è fatto de' suoi doni avaro.

Un mugghiar per questi antri acerbo, amaro Ne sbigottisce ad ora, ad or la gente: Cerer niega i suoi frutti, e similmente Bacco il buon padre, il suo liquor preclaro.

L'erbe son senza fior, senza erbe i prati, I boschi senza frondi, e d'ognintorno Si vede a mezzo april gelato verno: Fiesole mio, de i nostri mali andati

Tanti e sì gravi e del passato scorno, Impresso resta in te vestigio eterno.

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