Dolce Amaranto mio, quanto più caro
Questo picciol mi fora, incolto albergo,
Dove tante rivolgo e tante vergo
Carte, per farmi al mondo illustre e chiaro:
S'ei l'alto e frondosissimo Asinaro,
Per cui le voglie mie tutte al cielo ergo,
Dinanzi agl'occhi avesse, e non da tergo,
In questo solo a' miei diletti avaro:
O piuttosto quel monte, che coll'opra
Suo nome agguaglia, e mi contende il loco
Del bel Tirinto, ov'il buon Dafni regge,
Non fosse, o fosse ov'è Frassino. Ahi legge
Di natura e d'amor! per quanto poco
Il più lieto non son, ch'oggi il ciel copra?