Benedetto quel dì, che intento e fiso
Sovra le rive tue, vago Rimaggio,
Quei begli occhi mirando ardito e saggio,
Tutti i frutti gustai del paradiso:
Non pensar, che giammai da me diviso
Sia 'l tuo gran merto; e se rime io non aggio
Dal dolce nome tuo, dal caro faggio,
Cui sotto giacqui sopra l'erba assiso;
Non sia però, ch'ogni anno a mezzo aprile,
Coronato di fiori un bianco agnello
Non doni all'onde tue, lieto ed umìle;
E dica: Acque felici, arbor gentile,
Seggio più d'altro mai, cortese e bello,
Da voi stea lunge ogni ria cosa e vile.