Tra Carelli e Larniano, ove con torto
Piede in petrosa valle il chiaro Astura
Corre in guisa di serpe, a sé si fura
Sotto alpestre Damon fresco diporto,
E 'l bel Tirinto suo, ch'altro conforto,
Dopo Dafni, non ha, né d'aver cura,
Quando il sol luce, e quando è notte oscura,
Vede, benché lontan, palese e scorto:
Ch'ei porta sempre innanzi agl'occhi e dentro
Il cor l'altiero e mansueto viso,
Ch'apre tutti quaggiù gli onor del cielo.
Ne membra cosa mai, che più addentro
Il tocchi, di quel vago e dolce riso,
Che di nuovo addoppiò la fiamma e 'l gielo.