Ben sei, Tirinto mio, più che 'l Sol bello,
Ma più crudele ancor ch'un tigre ircano,
E nel fuggir per chino o per montano
Colle, via più che veltro o damma, snello.
Deh! non sii tanto di mercè rubello,
Vêr me che per tuo amor lasciai Silvano,
E fuggo sempre, qual cervetta alano,
Ogn'altro, e sol di te penso e favello.
Prendi, ti prego, questi fiori e vogli
Ch'io miri un poco i tuoi begl'occhi fisa,
O da' lacci d'Amor, se puoi, mi sciogli. —
Così piangendo, e singhiozzando in guisa,
Ch'avrebbe rotto di pietà gli scogli,
Dicea vicina al Ren la vaga Nisa.