Vivaldo, a cui di morte ira, né sdegno
Nuocer non puote omai, tanto da terra
V'innalza ognor colei, che di sotterra
Trae l'uomo, e 'l fa di viver sempre degno:
Ben sapete, ch'anch'io m'addoglio e 'ndegno
Di vedere or per onde, ed or per terra
Venir da questa genti e quella terra,
Per preda e scempio far del nostro regno.
Ma che giova il mio duolo, o 'l vostro affanno?
Fuggir non puossi; onde soffriam contenti
Que' che ne danno i fati acerbi ed empi.
Ben verrà, credo, un dì, che questi tempi
Antichi detti e felici saranno:
Poi torneran tutti i valori spenti.