Sacri, superbi, avventurosi e cari
Marmi, che 'l più bel tosco in voi chiudete,
E le sacre ossa e 'l cener santo avete,
Cui non fu dopo lor, ch'io sappia, pari:
Poi che m'è tolto prezïosi e rari
Arabi odor, di che voi degni sete,
Quanto altri mai, con man pietose e liete
Versarvi intorno e cingervi d'altari:
Deh! non schivate al men, ch'umìle e pio
A voi, quanto più so, divoto inchini
Lo cor, che, come può, v'onora e cole.
Così, spargendo al ciel gigli e viole,
Prego Damone e i bei colli vicini
Sonar: Povero il don, ricco è 'l disio.