Se quel cammin, che per vie chiuse e torte
Guida al ciel l'alme, e dal morir le parte,
Aprir potessi o drizzare in parte,
Qual ebbe uom mai di me più lieta sorte?
Ma voi, Vivaldo non che di mie scorte
Non abbiate mestier (tal vi fe' parte
Natura e Dio) potete anco in disparte
Di Febo entrar le più segrete porte;
E tale al nome vostro indi trar fama,
Che fortuna, né tempo unqua lo scempie,
Quando 'l corpo sarà di vita spento.
Pur io ch'altra non ho più calda brama,
Ch'altrui giovar, poi che l'udir non v'empie,
Son che veggiate ancor più che contento.