Quando all'usato mio dolce soggiorno
Tra valli e colli e boschi e fonti e fiumi
Fuggo: non già da voi, celesti numi,
Parto, ma bene a me medesmo torno;
Costì, per vero dir, mi sembra un giorno
Più di mille anni, e par ch'io mi consumi:
Qui vivo lieto, ove le selve e i dumi
Non cercan sempre l'altrui danno e scorno.
Ma se quel, ch'entro il cor tacito e solo
Cantando vo, con più di mille insieme
Per la Garza, e Forcella, e Tavaiano,
Udisse il fero invidïoso stuolo,
Ben vedria quanto è folle, e come in vano
Fatica l'ardir suo, ch'al vento freme.