Nelle cose di qui che tosto han sera,
Anzi son tutte vanitati espresse,
Onde sono in non cal dai saggi messe,
Folle del tutto e cieco è ben chi spera.
Non tante arene ha 'l mar, fior primavera,
E le stelle del ciel son meno spesse
Delle pene di Lui, che stolto elesse
Quello, onde l'alma insieme e 'l corpo pera.
Né le vostre o di marmo o di bronzo opre,
Se ben far sanno gl'uomini immortali,
Giovar puonno a schifar gl'eterni mali.
La ragion dunque, e non il senso adopre
In voi, diletto mio Poggin, che fuora
Del cammin dritto non usciste ancora.