Mentre che quasi nudo e non lontano
Dalla druda, Idumon colla sua forca
In man, le paglie e trite spighe inforca,
E l'ammonta, per poi mondare il grano:
Molle Zefiro, dice, or che pian piano
Se ne va 'l giorno e 'l sol già par che torca
Da noi, per girne al nido, ov'ei si corca,
Surgi, ti prego, omai soave e piano.
Fa, più caro de' venti, che la loppa
Tutta e la lolla, e le festuche via
Volino al tuo spirar col caldo insieme;
Ed io, se poca non sarà, né troppa,
Alla dolce aura tua, colmo di speme,
Spargerò fior con larga mano e pia.