Signor mio sacro, il meritar gl'onori
È vera gloria, che non pate oltraggio:
Gl'altri, come scrisse uom prudente e saggio,
Son tutti foschi e torbidi splendori.
Ma 'n voi, già pari ai vostri alti maggiori,
Sì chiaro di bontà risplende raggio,
E tal dianzi di voi Trento ebbe saggio;
Che degno è ben che 'l Tebro ancor v'onori.
Benché vero valor non cerca pregio
Di gemme e d'ostro, che l'adorni e segue,
E virtù di sé stessa è premio e fregio.
Io per me vosco, signor mio, dispregio
Le false ch'io bramai d'onori insegne:
E sol piacere a Dio commendo e pregio.