Quella natìa bontade e quello altero
Chiaro ingegno divin, che ne' primi anni,
Fra i più felici ai più lodati scanni,
V'innalza per drittissimo sentiero,
Non cura, Lenzi mio, sì che dal vero
Cammin torca le frode e i falsi inganni
Di quel mostro crudel, che gli altrui danni
Cerca più del suo ben, malvagio e fero.
L'invidia, di virtù mortal nemica,
Rode sé stessa sempre, e 'l proprio albergo,
Qual tarlo il legno, ognor consuma e strugge.
Che può falso biasmar, s'oggi men fugge
Cotal peste e venen chi più fatica
Salire al ciel, lasciato il mondo a tergo?