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1503–1565

SONETTO VI.

Benedetto Varchi

Quella natìa bontade e quello altero Chiaro ingegno divin, che ne' primi anni, Fra i più felici ai più lodati scanni, V'innalza per drittissimo sentiero,

Non cura, Lenzi mio, sì che dal vero Cammin torca le frode e i falsi inganni Di quel mostro crudel, che gli altrui danni Cerca più del suo ben, malvagio e fero.

L'invidia, di virtù mortal nemica, Rode sé stessa sempre, e 'l proprio albergo, Qual tarlo il legno, ognor consuma e strugge. Che può falso biasmar, s'oggi men fugge

Cotal peste e venen chi più fatica Salire al ciel, lasciato il mondo a tergo?

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