Grazzin, giusta pietà, ma troppo amore,
Che sempre in cor gentil ratto s'apprese,
A voi stesso bugiardo, a me cortese
V'han fatto per quetarmi entro e di fore:
Non pensate che mai del dritto fore
Trarmi l'ingiuste e dispietate offese
Possan del vile stuol che sempre intese,
Procacciar solo a' buon danno e disnore.
A' colpi di colei che l'arco inchina
Contra i miglior d'ogni virtù rubella,
Sarò qual cerro antico al soffiar d'ostro;
E, se mente al suo ben fu mai divina,
Vincerà 'l vero e rimarrassi in sella:
Saper non mio, ma del mio duce e vostro.