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1503–1565

SONETTO LXXXVI.

Benedetto Varchi

Placidissimo Dio, ch'alle diurne Cure e pensier di noi egri mortali Requie danno e ristoro, i nostri mali Sospendi tutti nell'ore notturne:

Dalle più trasparenti e non eburne Porte quel sogno, che cotante e tali Gioie portommi, fa, prego, che l'ali Movesse, sorte a me di felici urne.

Ripiegato avea già l'oscuro velo La notte, e fatto Apollo i monti d'oro Quando io dormendo ancor gran luce vidi; E dire udii: Quel sacro, in cui sol fidi

Arbore, che né sol cura, né gielo, T'ornerà il bianco crin di verde alloro.

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