Placidissimo Dio, ch'alle diurne
Cure e pensier di noi egri mortali
Requie danno e ristoro, i nostri mali
Sospendi tutti nell'ore notturne:
Dalle più trasparenti e non eburne
Porte quel sogno, che cotante e tali
Gioie portommi, fa, prego, che l'ali
Movesse, sorte a me di felici urne.
Ripiegato avea già l'oscuro velo
La notte, e fatto Apollo i monti d'oro
Quando io dormendo ancor gran luce vidi;
E dire udii: Quel sacro, in cui sol fidi
Arbore, che né sol cura, né gielo,
T'ornerà il bianco crin di verde alloro.