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1503–1565

SONETTO LXXXIV.

Benedetto Varchi

Päoli mio, ciò ch'è sotto la luna, Tutto si cangia al varïar dell'ore, E 'n meno assai che non balena, muore; Tanto puonno quaggiù tempo e fortuna.

Io, che dianzi piangeva entro la cuna, Già sento e veggio lei, che sola fuore Di calda speme e di freddo timore Può trarmi a me di neve a gli altri bruna;

Che quanto il viver mio torto mi sfida, Tanto il morir di lui, che tutto regge; E 'l mio pentire, anzi vie più m'affida. Ab eterno il signor del cielo elegge

Chi sempre o mesto pianga, o lieto rida; Ma ciascuno a sé stesso è norma e legge.

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