Päoli mio, ciò ch'è sotto la luna,
Tutto si cangia al varïar dell'ore,
E 'n meno assai che non balena, muore;
Tanto puonno quaggiù tempo e fortuna.
Io, che dianzi piangeva entro la cuna,
Già sento e veggio lei, che sola fuore
Di calda speme e di freddo timore
Può trarmi a me di neve a gli altri bruna;
Che quanto il viver mio torto mi sfida,
Tanto il morir di lui, che tutto regge;
E 'l mio pentire, anzi vie più m'affida.
Ab eterno il signor del cielo elegge
Chi sempre o mesto pianga, o lieto rida;
Ma ciascuno a sé stesso è norma e legge.