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1503–1565

SONETTO LXXXIII.

Benedetto Varchi

Ben sete degno già dell'alma fronde, Ch'amò già Febo in terra, ora io disìo, Per fare illustre inganno al tempo rio, Ch'indi sol può sperarsi e non d'altronde;

Felice Ugolin, voi ch'avete donde Non temer, nato a pena, il tardo obblio, Tal grazia e tanta in voi l'altero Dio Di Delo infin dal quarto cielo infonde.

Quindi il buon seme vienvi, onde poi miete Vostro ingegno il bel frutto, alta cagione, Ch'uom poggie al ciel da questo basso chiostro. Io per me spero sol nel puro inchiostro

Viver di voi, quando d'esta prigione Mortal varcato avrò l'onda di Lete.

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