Come quel chiaro e pellegrino ingegno,
Che 'l Re del cielo a voi sì largo diede,
Dolcissimo mio Caro, ogn'altro eccede:
Così di Lui cantar nullo è più degno,
Ch'oggi tra duo ladron, sovra vil legno,
Ambe le mani e l'uno e l'altro piede
Confitto pende, sol per fare erede
L'uman legnaggio del celeste regno.
Egli, o pietate! o possanza inudita!
Col suo morir morte distrusse, e poi
Risuscitando a noi rendeo la vita,
A noi che prima eravam morti. Or voi,
Cantate come sua bontà 'nfinita
Feo nostri tutti i sì gran merti suoi.