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1503–1565

SONETTO LXXXII.

Benedetto Varchi

Come quel chiaro e pellegrino ingegno, Che 'l Re del cielo a voi sì largo diede, Dolcissimo mio Caro, ogn'altro eccede: Così di Lui cantar nullo è più degno,

Ch'oggi tra duo ladron, sovra vil legno, Ambe le mani e l'uno e l'altro piede Confitto pende, sol per fare erede L'uman legnaggio del celeste regno.

Egli, o pietate! o possanza inudita! Col suo morir morte distrusse, e poi Risuscitando a noi rendeo la vita, A noi che prima eravam morti. Or voi,

Cantate come sua bontà 'nfinita Feo nostri tutti i sì gran merti suoi.

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