Se quella virtuosa, altera fronde
Dell'onorato lauro non si sdegna,
Ch'a la sua ombra a ricovrar mi vegna,
U', più ch'altrove, il ciel sue doti infonde:
Fia forse tempo ancor ch'ella circonde
Colle sue braccia le mie tempie: avvegna
Che 'l suo primo amator la fesse degna
Di gran trionfi e rime alte e gioconde.
Ché perché basso e rozzo sia 'l mio stile,
Non è, ch'io non avessi aperte l'ale
Da girne al ciel per la via dritta e spedita.
Ma invidia, madre antica d'ogni male,
Mi toglie dall'impresa alta e gentile,
Or truovasi dal ver vinta e schernita.