Come talor chi follemente i rai
Mira fiso del sol, ch'altrove volto
Nulla non vede, tanto ancor del molto
Splendor ritien, che vince altrui d'assai;
Tal io nel cominciar tanto gustai
Di mele, e tal dolce, ebbi, ch'ora involto
Nel fel, non sento il tosco, e lieto e sciolto
Vivo fra mille lacci e mille guai.
E so ben poi, che dopo alcuno spazio
Scorgerò i segni, e piangerò l'amaro,
Ch'or più soave assai, ch'ambrosia parme.
Ma sia che può; ché la pena, e lo strazio
Da quei begli occhi m'è sì dolce e caro,
Ch'io non posso da lor, né voglio aitarme.