Mario, né chiara nobiltà di sangue,
Né 'l saper dire il numero, in che enno
I motor di lassù, né mondan senno
Guardar puonne e scampar dall'antico angue
O non felici, a cui sì vanno e sangue
Le delizie di qui, che per lor fenno
Servi sé stessi, ed ubbidiro al cenno
Di chi per torne il ciel, giammai non langue
E voi beato che drizzaste il collo
Per tempo al pan degl'angeli, del quale
Vivesi qui, ma non si vien satollo!
Fugga, signor, da noi ciò ch'è mortale:
Chiamiam nel cantar nostro il vero Apollo:
Ché; poco l'altro, anzi pur nulla vale.