Il quinto lustro omai trapassa, ed io
Già m'avvicino al cinquantesimo anno
Poi che sempre entro e fuor senza alcun danno
Arsi, Allegretto, in casto foco e pio:
Anzi con sì gran pro, che dopo Dio,
A quelle frondi, che sue radici hanno
In mezzo del mio core, e sempre avranno,
Tutto debbo me stesso o buono, o rio;
Perché, se nacque mai cosa non vile
Di me, ch'ancor non fui di scriver lasso,
A lor si deve, e non a me la gloria:
E voi 'l sapete, senza il quale un passo
Non mossi un tempo: onde vi prego umìle
Farne a quei che verranno alta memoria.