A i fieri colpi di fortuna, a i crudi
Morsi d'acerba invidia, a quanti affanni
Porta seco la vita, a quanti inganni
Ha 'l mondo, e i nostri dì d'ogni ben nudi,
Sol quelle frondi sante ed elmi e scudi
Mi furo, o mi tornaro utili i danni,
Cui tu sacre, mio cor, tre volte otto anni,
Senza aprirti giammai, dentro a te chiudi.
Solo il pensar di lor, non che 'l vedelle,
Rende felice il mio misero stato,
E me più d'altri mai, lieto e beato.
Grazie immortali a te, dell'alte stelle
Almo signor, rendo io, che per tai rami
Al tuo regno salir mi mostri e chiami.