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1503–1565

SONETTO LXIX.

Benedetto Varchi

A i fieri colpi di fortuna, a i crudi Morsi d'acerba invidia, a quanti affanni Porta seco la vita, a quanti inganni Ha 'l mondo, e i nostri dì d'ogni ben nudi,

Sol quelle frondi sante ed elmi e scudi Mi furo, o mi tornaro utili i danni, Cui tu sacre, mio cor, tre volte otto anni, Senza aprirti giammai, dentro a te chiudi.

Solo il pensar di lor, non che 'l vedelle, Rende felice il mio misero stato, E me più d'altri mai, lieto e beato. Grazie immortali a te, dell'alte stelle

Almo signor, rendo io, che per tai rami Al tuo regno salir mi mostri e chiami.

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