Già sette volte e diciasette il cielo
Portato ha 'l verno e la stagion de' fiori,
Quante portate avea, da ché uscii fuori
Del materno alvo a soffrir caldo e gielo;
Poscia ch'Amor sotto 'l più verde stelo,
Che scaldasse unqua il sol, tutti i tesori
D'ogni rara virtù, tutti gl'onori
Mi scoverse del ciel senza alcun velo:
Ond'io, che 'n fino allor tra nebbie e venti
Quasi cieco, anzi morto, era tanti anni
Vivuto no, ma sol nel mondo stato.
Da indi in là, tutti gl'uman contenti
Spregiando, e fuor del volgo e de' suoi inganni,
Vissi più d'altro mai lieto e beato.