Già 'l quarto lustro e 'l terzo anno rimena
Lo Sol, poscia che il ciel volle mostrarmi
Ogni suo ben dentro un bel lauro, e darmi,
Onde addolcir potessi ogni aspra pena.
Da indi in qua con cor lieto e serena
Fronte or prose distesi, or tessei carmi,
Né poteo cosa vile unqua appressarmi
In questa valle di miserie piena.
E lunge alla città per colli e monti,
Per prati e boschi, per campagne e piagge
Men gii tra rivi snelli e freschi fonti.
Fiesole ed Asinar chi fia, che conti
Quanto è soave, e quale util si tragge
Del fuggir quel, che i più seguon sì pronti?