L'erbe, le piante, i fior tutti e le fronde
Ch'apre ne' verdi colli il nuovo aprile,
Scuoprono a noi, Cesare mio gentile,
Quel ben, cui fango all'alme nostre asconde.
Sol dal voler di Dio, né mai d'altronde
Ogni cosa, qual sia pregiata o vile,
Esser prende e vigor, ch'a lui simìle
Vuol farsi; ma il poter non corrisponde.
Nulla al mondo non è, dove non possa
Vedersi, e voi 'l sapete, anzi non debbia
L'infinita di lui perpetua possa.
Ma 'l veder nostro corto d'una spanna
Oscura di mondani affetti nebbia
Con gran vergogna e danno nostro appanna.