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1503–1565

SONETTO LVIII.

Benedetto Varchi

L'erbe, le piante, i fior tutti e le fronde Ch'apre ne' verdi colli il nuovo aprile, Scuoprono a noi, Cesare mio gentile, Quel ben, cui fango all'alme nostre asconde.

Sol dal voler di Dio, né mai d'altronde Ogni cosa, qual sia pregiata o vile, Esser prende e vigor, ch'a lui simìle Vuol farsi; ma il poter non corrisponde.

Nulla al mondo non è, dove non possa Vedersi, e voi 'l sapete, anzi non debbia L'infinita di lui perpetua possa. Ma 'l veder nostro corto d'una spanna

Oscura di mondani affetti nebbia Con gran vergogna e danno nostro appanna.

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