Io me ne vo, signor mio caro, dove
Siede l'antica glorïosa Alfea
A quel buon duce, che la bella Astrea
Porta nel petto e nella fronte Giove,
Ed al gran figlio suo, nel qual sì nuove
Splendon virtù, che lui che pria parea
Non aver pari al mondo, e non l'avea,
Or l'ha, quasi sé stesso ognor rinuove.
E mentre io giù per l'acque i rami sego,
Da quel Signor che fece e regge il tutto,
Lunga vita e felice ad ambi prego.
Signor mio caro, e giusto e umil prego,
Tant'è di calda orazïone il frutto,
Mai non si fece in ciel, ne farà niego.