Dal dì, che prima in te, superbo e altero
Monte, che reggi colle spalle il cielo,
Vidi quel vago e casto e dolce stelo,
In cui, già cade il quarto lustro, spero;
Ogni delira impresa, ogni pensiero
Men bello (e con piacere il ver rivelo)
Sgombrai dell'alma allor, che 'l viso e 'l pelo
Crespo oggi e bianco, era disteso e nero.
Da indi in qua le valli e i colli e i monti,
Le rive, i campi, le campagne e i boschi
Furo il mio albergo appo fontane e fiumi.
O erbe, o fiori, o acque, o sassi, o dumi,
O aere, o venti, o ombre, o antri foschi,
Perché non sete altrui, come a me conti?