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1503–1565

SONETTO LIX.

Benedetto Varchi

Dal dì, che prima in te, superbo e altero Monte, che reggi colle spalle il cielo, Vidi quel vago e casto e dolce stelo, In cui, già cade il quarto lustro, spero;

Ogni delira impresa, ogni pensiero Men bello (e con piacere il ver rivelo) Sgombrai dell'alma allor, che 'l viso e 'l pelo Crespo oggi e bianco, era disteso e nero.

Da indi in qua le valli e i colli e i monti, Le rive, i campi, le campagne e i boschi Furo il mio albergo appo fontane e fiumi. O erbe, o fiori, o acque, o sassi, o dumi,

O aere, o venti, o ombre, o antri foschi, Perché non sete altrui, come a me conti?

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