Scipio, cui sì di me pietoso veggio,
Così mi dia de' falli miei perdono
Quei tre ch'è uno, e quell'un che tre sono,
Com'io la notte e 'l dì piangendo il cheggio!
Quel che posso, fo io; non già quel che deggio:
E quanto o faccio, o dico, e tutto dono
Del ciel, ch'io poco, anzi pur nulla sono;
E merto assai, del mar ch'io soffro, peggio.
Voi con Ascanio e 'l Manzïan divino,
Col dotto Tizio e tutta l'alta schiera
Della grande Isabella e 'l grande Orsino,
Vivete lieti, e quel destro cammino
Seguite nella vostra primavera,
Ch'io presi il verno alla fin mia vicino.