L'albero, che da lungo e pigro sonno,
Ha già nove anni, anzi da viva morte
Svegliommi per mia dolce e chiara sorte,
Fattosi del mio cor sostegno e donno;
In questo breve e sì fallace sonno,
Ch'altro non è, ch'un volar sempre a morte,
Quelle m'insegna piane strade e corte,
Che da i corpi levar l'anime puonno,
E portarle tanto alto, che la spera
Ultima sotto sé veggiano, ed io
Pure un passo da lui giammai non parto;
E se mentre presaga il ver mai spera,
E non inganna altrui sempre il disìo,
Produrrà in me virtù l'usato parto.