Sovra l'altero monte, ove Quirino
Ebbe dal cielo il più felice segno,
Perch'ei chiamar dal nome suo fu degno
La gran cittade e 'l buon popol latino;
Lunge da voi men vo, caro Busino,
Per antri e grotte, ov'io sempre disdegno
Colla mente quel verde e sacro legno,
Cui già 'l gran Tosco, or io secondo inchino;
E rimirando d'ognintorno ognora
L'alte ruine, che i più saggi e forti
Empiono ancor di meraviglia e tema;
Quell'alme adoro che d'affanni e morti
Nulla curar per libertate, ch'ora
Giace spenta del tutto, non pur scema.