Caro, che nella dolce vostra e acerba
Etate, intento a sì nobil lavoro,
Quella pianta, cui sola amo ed onoro,
Fate più d'altra mai lieta e superba.
Tra i più bei fior, sovra la più fresca erba,
Nel mezzo di Parnaso un verde alloro
Apollo stesso e tutto il suo bel coro
Per ornarvi la fronte adacqua e serba.
O fortunato voi, che degno eletto
Cultor fra tutti gl'altri, e sì chiara ombra,
Conto vi fate a quei, che verran poi!
E me infelice ch'uom non già, ma ombra
D'uomo, la morte d'ora in ora aspetto,
Poscia col manco piè partii da voi.