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1503–1565

SONETTO DXXXII.

Benedetto Varchi

Ben denno a voi, signor, non pur gl'Insubri, Che di lui, ch'ancor tanto e s'ama e teme, Il nome avete e le virtuti insieme, Ma quanti son da Nilo a' liti Rubri,

Non solo archi e colossi, ma delubri, Erger, perché né tempo mai, né sceme Lei vostre glorie, che i più degni preme Sempre e si pasce sol d'idre e colubri.

Io, che gioir dell'altrui lode soglio, Pregi udendo di voi sì chiari e tanti, L'altero Mincio umilemente inchino: E quinci, dico, fia chi nel mattino

Rivolte l'armi, abbatterà l'orgoglio Del fero Scita, al suo gran padre innanti.

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