Ben denno a voi, signor, non pur gl'Insubri,
Che di lui, ch'ancor tanto e s'ama e teme,
Il nome avete e le virtuti insieme,
Ma quanti son da Nilo a' liti Rubri,
Non solo archi e colossi, ma delubri,
Erger, perché né tempo mai, né sceme
Lei vostre glorie, che i più degni preme
Sempre e si pasce sol d'idre e colubri.
Io, che gioir dell'altrui lode soglio,
Pregi udendo di voi sì chiari e tanti,
L'altero Mincio umilemente inchino:
E quinci, dico, fia chi nel mattino
Rivolte l'armi, abbatterà l'orgoglio
Del fero Scita, al suo gran padre innanti.