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1503–1565

SONETTO DXIV.

Benedetto Varchi

Voi, che quanto esser dee presso e lontano Nel ciel di man della natura scritto, Leggete, onde per voi poco l'Egitto S'invidia oggi da noi, chiaro Cardano;

La dotta vostra e sì cortese mano, Aprite, prego, e quel ch'al sacro, invitto Anglico rege ultimamente ha scritto, Questa umil penna mia non chieggia invano.

Ditene ancor, nuovo Calcante, a cui Nulla è nascoso, qual pianeta o stella, Ambi sommette a fiera invidia nui. Vicino al Po mille fïate vui:

Io sopra l'Arno da vil gente e fella, Morso al vivo e trafitto indarno fui.

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