Voi, che quanto esser dee presso e lontano
Nel ciel di man della natura scritto,
Leggete, onde per voi poco l'Egitto
S'invidia oggi da noi, chiaro Cardano;
La dotta vostra e sì cortese mano,
Aprite, prego, e quel ch'al sacro, invitto
Anglico rege ultimamente ha scritto,
Questa umil penna mia non chieggia invano.
Ditene ancor, nuovo Calcante, a cui
Nulla è nascoso, qual pianeta o stella,
Ambi sommette a fiera invidia nui.
Vicino al Po mille fïate vui:
Io sopra l'Arno da vil gente e fella,
Morso al vivo e trafitto indarno fui.