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1503–1565

SONETTO CXXXIX.

Benedetto Varchi

Verin, che quell'eterno e sommo Vero, A cui di terra col pensier sì spesso Volavi e sì vicin, sempre ora e appresso Godi, del tuo mortal scarco e leggiero:

L'Arno, che sì per te ricco ed altero Correva dianzi, or povero e dimesso Sen va tristo piangendo, ed io con esso, Che vederlo, qual pria, già mai non spero;

Né so cosa trovar, che mi consoli, Veggendo spenti in sì breve ora, ahi lasso, Con tal bontà tanta dottrina e senno. Ben sei del maggior ben privato e casso

Arno, ed essere in te graditi soli Il mio buon Garbo e 'l gran Vettorio denno.

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