Mentre, ch'io verso al ciel divoto e umìle
Lagrime a mille a mille, e chiamo invano
La grande ombra gentil, con mesta mano
Spargete, amici, intorno un lieto aprile.
Questo è quel tristo dì, ch'oscuro e vile
Fé 'l mondo tutto, e me di doglia insano;
Questi quei marmi son, dove l'umano
Posa di lui, che fu senza simìle.
Qui giace spenta ogni mia speme, ed io
Vivo per morir sempre, e 'ndarno prego
Quella sorda, che può sol vita darme.
Ma tu, che presso al fin d'ogni desìo
Vedi, che nulla qui può consolarme,
Perché tardi esaudir l'ultimo prego?