Giulio, non pur l'età mia lunga e grave
Fa ch'io non empio il mio dover più spesso
D'esser con voi ch'io ho sempre dappresso,
Ma tema ancor ch'io non v'annoi e grave;
E via più quelle e sì folli e sì prave
Usanze, che ha lungo uso e reo concesso
A questi infandi giorni, e lui con esso
Ch'altra che noi tentar, cura non ave.
È precetto di Dio prendere scherno
D'un miserel? Sua legge è che colui
Che più può, faccia a chi men puote oltraggio.
Infelici color che l'odïerno
Vezzo voglion seguir! Beato vui,
Che diverso da lor fate vïaggio!