Se quel che l'età mia non pur matura,
Giovin nato a virtù, ma quasi mezza
Vede dolendo, onde fugge e disprezza,
Quanto dagl'altri oggi si segue e cura;
Veduto, o suo gran senno o sua ventura,
L'acerba, avesse il ver spregiare avvezza,
Quella che prima fu, sarebbe sezza
Stata di farmi conto al mondo cura.
Poco, anzi nulla puon gl'umani onori
Verso i celesti, e nulla è qui che sia
Filippo mio dell'altra morte fuori.
In infinito e più begli e migliori
Son d'Apollo e di Clio, Cristo e Maria:
Quel dunque e questa sol da noi s'onori.